sabato 30 aprile 2016

É giusto legalizzare la maternità surrogata?

Da tempo il dibattito è acceso sulla questione della maternità surrogata: è giusto o ingiusto legalizzarla?
Tenendo conto da quanto detto dal filosofo Jeremy Bentham, quando un’azione è conforme al principio di utilità, il quale ha come obbiettivo il raggiungimento della felicità, e all’interesse comune, che consiste nell’accrescere la somma totale dei piaceri, allora è conveniente creare una legge su questa azione.
Analizzando la storia di Mandy Storer (Storie di Madri surrogate) possiamo vedere come la maternità surrogata (l’azione) è conforme al principio di utilità: cresciuta dai nonni ha sviluppato l’idea che la genitorialità non è legata alla genetica, all’età, al sesso ma è legata a una questione di responsabilità, cura e amore; avendo sperimentato sulla propria pelle la differenza tra maternità naturale e maternità affettiva non si è fatta nessun problema a offrirsi come madre surrogata per rendere felice una famiglia che non ha la possibilità di avere dei figli propri.
“Offro un servizio a chi non ha la mia stessa fortuna di rimanere incinta all’istante e nel farlo metto a disposizione il mio corpo e la mia famiglia per oltre un anno.” sostiene Carrie Sylvester, un’altra  donna che ha deciso di diventare madre surrogata vedendo la difficoltà che ha avuto la sorella nel rimanere incinta dopo anni, tanti soldi e trattamenti.
Se per Aristotele la giustizia è la disposizione d’animo per la quale gli uomini sono inclini a compiere cose giuste e per la quale operano giustamente e vogliono le cose giuste e giusto è colui che non fa uso della virtù per se stesso, bensì verso gli atri, allora queste donne sono conformi a ciò e al principio di utilità e interesse comune (massimizzare la felicità di una comunità). 
Come mai allora questo dibattito non si è ancora concluso? 
Una storia che ha fatto riflettere è quella di Elisa Anne Gomez (Io madre surrogata dico no alla stepchild adoption), cittadina del Minnesota e madre surrogata la quale ritiene che “I contratti di maternità surrogata non sono altro che contratti di schiavitù, […] il legame madre-figlio è per natura così profondo che accettare una legge che interrompa quel legame prima della nascita è sbagliato ad ogni livello: i bambini non sono cose, sono soggetti di diritto. […] La maternità surrogata è un errore: il desiderio di una coppia di avere un bambino, non può superare i diritti della madre e del figlio”. Ella ha dovuto prendere questa decisione perché in grave difficoltà economica e dopo vari incontri ha deciso di fare da surrogata per una coppia omosessuale tramite un contratto privato (l’utero in affitto è illegale in minnesota) che prevede che Elisa possa vedere regolamentarmente la bambina dopo il parto, ma ciò non accade. La donna intraprende una battaglia legale per poter rivedere la sua bambina, ma paradossalmente viene costretta a pagare alla coppia 22.000 dollari per il mantenimento della piccola, viene definita una persona orribile dalla comunità LGBT e viene minacciata di essere messa in prigione se avesse parlato di questa cosa: se applichiamo a questo fatto il pensiero di alcuni sofisti vediamo come il giusto secondo natura, che consiste nel non arrecare offesa quando non è stata ricevuta, non è stato rispettato in quanto la coppia ha arrecato danno a una donna e la donna è stata ingiusta secondo lo stato in quanto ha trasgredito la legge, di conseguenza il principio di utilità non è stato rispettato e lo stesso la giustizia. 
Purtroppo queste situazioni sono molto comuni soprattutto perché molte delle donne che decidono di diventare madri surrogate fanno parte di paesi poveri e sono “costrette” a fare ciò per poter sopravvivere: se ognuno gode di un’identica condizione e nessuno viene avvantaggiato o svantaggiato in base alla sua natura o grado sociale (Rawls) significa che non è giusto che queste donne diventino “schiave” per poter sopravvivere solo perché vivono in difficoltà economiche ed esse diventano solo uno strumento tramite il quale il più ricco e più forte può sfruttare il più povero e più debole per l’esclusivo perseguimento dei propri interessi. (Maternità surrogata nei paesi più poveri)
In conclusione possiamo dire in base a quanto detto, che la maternità surrogata è giusta se la decisione è stata presa dalla donna seguendo il principio d’utilità (Bentham), mentre è ingiusta se la scelta della donna nel diventare madre surrogata è dovuta a una difficoltà economica che porterebbe a uno sfruttamento nei suoi confronti per avvantaggiare chi appartiene a un grado sociale superiore (Rawls).

sabato 9 aprile 2016

La concezione della giustizia secondo Rawls

Tesi fondamentali

1.    Giustizia come equità.
·      Rawls considera la giustizia come equità nel momento in cui si considerano i principi di giustizia come: quei termini che specificano i tipi di cooperazione sociale che possono essere messi in atto e le forme di governo che possono essere istituite.
·      In questo caso i principi di giustizia sono decisi in una condizione iniziale equa in quanto vengono scelti sotto un velo di ignoranza, poiché ognuno gode di un’identica condizione e nessuno viene avvantaggiato o svantaggiato in base alla sua natura o grado sociale.
·      Una caratteristica è il considerare, nella situazione iniziale, gli individui intesi come persone morali, cioè esseri razionali che hanno fini propri e sono dotati di un senso di giustizia.

2.    I principi di giustizia sono determinati in un’ipotetica situazione di uguale libertà.
Quando un gruppo di persone sceglie con un atto collettivo i principi che devono assegnare i diritti e o doveri fondamentali, va a decidere collettivamente ciò che è giusto o ingiusto e questa scelta determina i principi di giustizia.

3.    In una società è improbabile che individui uguali si accordino per il reciproco vantaggio.
È difficile che gli individui si accordino su un principio che porti una maggior quantità di beneficio per altri e riduca quella di alcuni. Infatti ognuno desidera proteggere i propri interessi e nessuno vuole subire una duratura perdita personale allo scopo di aumentare il livello generale di utilità.

4.    Le persone in una situazione iniziale sceglierebbero due principi differenti:

·      Eguaglianza dell’assegnazione dei diritti e dei doveri fondamentali.
·      Le ineguaglianze economiche e sociali (ricchezza e potere) sono giuste solo se producono benefici per ciascuno e in particolare per i membri meno avvantaggiati della società.

TESI CONCLUSIVA:
Tutto questo porta al fatto che non è giusto che alcuni prosperino di più a discapito di altri.

(Chiara Luconi Trombacchi e Chiara Mancini)




(Chiara Mancini)



domenica 3 aprile 2016

LA GIUSTIZIA RIGUARDA GLI ALTRI

Definizione di giustizia: “la giustizi è la disposizione d’animo per la quale gli uomini sono inclini a compiere cose giuste e per la quale operano giustamente e vogliono le cose giuste. In generale si dice giusto tutto ciò che non è ingiusto, ovvero ciò che non trasgredisce la legge (giustizia = suprema virtù)”.

Tesi fondamentali:
Nella giustizia è insieme compresa ogni virtù. 
Secondo Aristotele nella giustizia è compresa ogni virtù perché non viene esercitata solo verso se stessi, ma anche nei confronti degli altri. Infatti considera giusto colui che non fa uso della virtù per se stesso, bensì verso gli atri.

La giustizi può essere anche particolare.
Secondo Aristotele giustizia particolare si riferisce alla dimensione sociale della vita umana, ossia il suo riguardare gli altri. Essa si divide in: distributiva (che dirige la distribuzione di beni o incarichi all'interno di un società) e commutativa o regolatrice (che controlla gli scambi. Ad esempio viene controllato il valore delle merci in modo che sia equo con il prodotto e viceversa). Quest’ultima si divide a sua volta in altre 2 parti in base alle azioni. Esse possono essere: volontarie (quando danno origine i contratti perché questi vengono fatti volontariamente) e involontarie (quando sono clandestine o violente)

Il gusto è una proporzione.
Secondo Aristotele un esempio di giustizia distributiva è la ripartizione delle cariche che viene regolata in base al merito che però viene visto in maniera diversa dai componendi della società. Quindi è in un certo senso è una proporzione.

La giustizia regolatrice si fonda esclusivamente sul principio di uguaglianza.
Secondo Aristotele infatti se un uomo ha commesso qualche crimine o qualche violenza verso un altro, indipendentemente dal suo posto nella società, viene giudicato ugualmente colpevole.

Tesi conclusiva:


La giustizia è regolata da un giudice.

In caso di incomprensioni e dibattiti le decisioni ricadono sempre nelle mani di colui che ha il compito di decidere da quale parte sta la giustizia, il giudice. Questo deve essere imparziale e garantire l’uguaglianza tra tutti gli individui. In questo modo raggiungono il mezzo, cioè un accordo giusto. Il giusto può essere di natura (che esiste indipendentemente dalle istituzioni e dalle leggi scritte) o giusto civile (che consiste nelle leggi codificate dalle istituzioni politiche, che prevedono sanzioni conto chi le viola).