Da tempo il dibattito è acceso sulla questione della maternità surrogata: è giusto o ingiusto legalizzarla?
Tenendo conto da quanto detto dal filosofo Jeremy Bentham, quando un’azione è conforme al principio di utilità, il quale ha come obbiettivo il raggiungimento della felicità, e all’interesse comune, che consiste nell’accrescere la somma totale dei piaceri, allora è conveniente creare una legge su questa azione.
Analizzando la storia di Mandy Storer (Storie di Madri surrogate) possiamo vedere come la maternità surrogata (l’azione) è conforme al principio di utilità: cresciuta dai nonni ha sviluppato l’idea che la genitorialità non è legata alla genetica, all’età, al sesso ma è legata a una questione di responsabilità, cura e amore; avendo sperimentato sulla propria pelle la differenza tra maternità naturale e maternità affettiva non si è fatta nessun problema a offrirsi come madre surrogata per rendere felice una famiglia che non ha la possibilità di avere dei figli propri.
“Offro un servizio a chi non ha la mia stessa fortuna di rimanere incinta all’istante e nel farlo metto a disposizione il mio corpo e la mia famiglia per oltre un anno.” sostiene Carrie Sylvester, un’altra donna che ha deciso di diventare madre surrogata vedendo la difficoltà che ha avuto la sorella nel rimanere incinta dopo anni, tanti soldi e trattamenti.
Se per Aristotele la giustizia è la disposizione d’animo per la quale gli uomini sono inclini a compiere cose giuste e per la quale operano giustamente e vogliono le cose giuste e giusto è colui che non fa uso della virtù per se stesso, bensì verso gli atri, allora queste donne sono conformi a ciò e al principio di utilità e interesse comune (massimizzare la felicità di una comunità).
Come mai allora questo dibattito non si è ancora concluso?
Una storia che ha fatto riflettere è quella di Elisa Anne Gomez (Io madre surrogata dico no alla stepchild adoption), cittadina del Minnesota e madre surrogata la quale ritiene che “I contratti di maternità surrogata non sono altro che contratti di schiavitù, […] il legame madre-figlio è per natura così profondo che accettare una legge che interrompa quel legame prima della nascita è sbagliato ad ogni livello: i bambini non sono cose, sono soggetti di diritto. […] La maternità surrogata è un errore: il desiderio di una coppia di avere un bambino, non può superare i diritti della madre e del figlio”. Ella ha dovuto prendere questa decisione perché in grave difficoltà economica e dopo vari incontri ha deciso di fare da surrogata per una coppia omosessuale tramite un contratto privato (l’utero in affitto è illegale in minnesota) che prevede che Elisa possa vedere regolamentarmente la bambina dopo il parto, ma ciò non accade. La donna intraprende una battaglia legale per poter rivedere la sua bambina, ma paradossalmente viene costretta a pagare alla coppia 22.000 dollari per il mantenimento della piccola, viene definita una persona orribile dalla comunità LGBT e viene minacciata di essere messa in prigione se avesse parlato di questa cosa: se applichiamo a questo fatto il pensiero di alcuni sofisti vediamo come il giusto secondo natura, che consiste nel non arrecare offesa quando non è stata ricevuta, non è stato rispettato in quanto la coppia ha arrecato danno a una donna e la donna è stata ingiusta secondo lo stato in quanto ha trasgredito la legge, di conseguenza il principio di utilità non è stato rispettato e lo stesso la giustizia.
Purtroppo queste situazioni sono molto comuni soprattutto perché molte delle donne che decidono di diventare madri surrogate fanno parte di paesi poveri e sono “costrette” a fare ciò per poter sopravvivere: se ognuno gode di un’identica condizione e nessuno viene avvantaggiato o svantaggiato in base alla sua natura o grado sociale (Rawls) significa che non è giusto che queste donne diventino “schiave” per poter sopravvivere solo perché vivono in difficoltà economiche ed esse diventano solo uno strumento tramite il quale il più ricco e più forte può sfruttare il più povero e più debole per l’esclusivo perseguimento dei propri interessi. (Maternità surrogata nei paesi più poveri)
In conclusione possiamo dire in base a quanto detto, che la maternità surrogata è giusta se la decisione è stata presa dalla donna seguendo il principio d’utilità (Bentham), mentre è ingiusta se la scelta della donna nel diventare madre surrogata è dovuta a una difficoltà economica che porterebbe a uno sfruttamento nei suoi confronti per avvantaggiare chi appartiene a un grado sociale superiore (Rawls).

