martedì 31 maggio 2016

È giusto che Apple rifiuti la richiesta dell'FBI di sbloccare gli iphone? (2)


In questi giorni è scoppiato lo scandalo sulla sicurezza dei dispositivi Apple: in seguito alla strage di San Bernardino, l'FBI ha chiesto un aiuto per entrare nell'iphone di Syed Rizwan Farook, uno dei due attentatori, morto nella sparatoria con la polizia. Apple però ha deciso di non aiutarli poiché la loro richiesta, secondo Tom Cook, “è una minaccia per tutti i nostri clienti”. La domanda è: è giusto che Apple sblocchi gli iphone?

Gli antichi sofisti greci avevano una loro particolare concezione di giustizia; essi guardavano alle azioni umane secondo il criterio del giusto secondo lo Stato e giusto secondo natura: giusto secondo lo Stato è non trasgredire nessuna legge imposta da questo, mentre giusto secondo natura è non arrecare danno a chi non ce ne ha arrecato a sua volta.
In base a queste concezioni, coloro che sostengono che sia giusto che Apple sblocchi l'iphone sarebbero giusti secondo lo stato (poiché obbedirebbero ai suoi ordini) ma ingiusti secondo natura (poiché arrecherebbero danno a qualcuno che non non gliel'ha arrecato).
Viceversa la Apple, che sostiene di non volere passare questi codici di sblocco (dato che per loro chiunque ne sia in possesso sarebbe in costante pericolo di attacchi informatici), sarebbe giusta secondo natura (poiché non arreca danno a chi non gliel'ha fatto) ma ingiusta secondo lo stato (in quanto non ubbidirebbe ai suoi ordini).
Per quanto visto finora quindi, non c'è alcun punto di vista che sia preponderante sull'altro, in quanto questa concezione della giustizia, applicata a questo specifico caso, presenta delle contraddizioni.

Anche analizzando la questione da un punto di vista dell'interesse comune non c'è una posizione prevalente: nonostante sia vero che se l'FBI potesse entrare nell'iphone lo farebbe per il bene comune (il loro intento è quello di prevedere futuri attacchi terroristici per proteggere la popolazione), è anche vero che la Apple non ha la sicurezza che questi codici di sblocco non vengano usati per infiltrarsi negli iphone altrui, violando quindi la privacy della popolazione (il loro intento è quello di proteggere la privacy comune).

In casi come questi, in cui i due punti di vista della giustizia sono contraddittori, secondo i sofisti occorre scegliere quello che possiamo considerare il male minore.
Nel nostro caso il male minore è la giustizia secondo lo Stato, in quanto l'eventuale violazione della privacy di alcuni cittadini sarebbe minore del danno di altre azioni terroristiche.

martedì 10 maggio 2016

È giusto che apple rifiuti la richiesta dell'FBI di sbloccare gli Iphone?


In questi giorni è scoppiato lo scandalo sulla sicurezza dei dispositivi Apple: in seguito alla strage di San Bernardino, l'FBI ha chiesto un aiuto per entrare nell'Iphone di Syed Rizwan Farook, uno dei due attentatori , morto nella sparatoria con la polizia. Apple però ha deciso di non aiutarli poiché la loro richiesta, secondo Tom Cook, “è una minaccia per tutti i nostri clienti”. La domanda è: è giusto che Apple sblocchi gli iphone?

Secondo quanto scritto dai sofisti, se Apple dovesse veramente sbloccare l'iphone, l'azienda sarebbe ingiusta secondo natura (in quanto nessuno le ha recato danno) non solo verso il possessore dell'iphone in questione, ma verso tutti i possessori dei telefoni; ma sarebbe giusta per lo stato, in quanto non trasgredirebbe nessuna legge. Se NON dovesse sbloccare gli iphone, sarebbe invece giusto secondo natura, ma ingiusto verso lo stato.

In base a ciò, è meglio che apple sblocchi la sicurezza dai telefoni ,poiché se dovessero sbloccarli è vero che l'FBI avrebbe uno strumento in più per spiare la gente, ma potrebbe prevenire degli attacchi terroristici; se invece non li sbloccassero proteggerebbero la privacy dei cittadini, a discapito del bene comune.

giovedì 5 maggio 2016

E’ GIUSTO LEGALIZZARE LA PROSTITUZIONE?

In tutta Europa ci sono diversi paesi (Austria, Germania, Grecia, Lettonia, Olanda, Svizzera, Regno Unito e Ungheria) che hanno scelto di legalizzare la prostituzione, trattando il mestiere più antico del mondo come una qualsiasi altra professione, o quasi. Anche in Italia è sorto il dibattito sull'abrogazione della legge Merlin e quindi l’ipotesi di tassare la prostituzione e regolamentarla per far si che diventi un vero e proprio lavoro pulito, libero da ogni possibile denuncia penale per sfruttamento o favoreggiamento.
La prostituzione è uno di quei temi che spacca l’opinione pubblica perché è difficile far conciliare due schieramenti che hanno pensieri opposti.  Da un lato quelli che sono favorevoli a legalizzarla e dall'altro coloro che sono assolutamente contrari. Entrambi portano in dote argomenti validi, ma intanto il governo tace e non sembra voler prendere alcuna decisione in merito, con la conseguenza che le ragazze sono sempre in strada e in balia delle organizzazioni criminali.
Coloro che sono favorevoli all’abrogazione della legge Merlin sostengono questa scelta perché innanzitutto la legge Merlin non ha abolito la prostituzione, l’ha resa solo illegale. Si nota infatti che non è possibile abolire la prostituzione come azione di sfruttamento, del sesso femminile, e il fatto che attualmente ci siano tra le 7mila e le 120mia prostitute in Italia e 9Milioni di clienti, lo dimostra. Molti sostengono però che legalizzare la prostituzione potrebbe aiutare queste donne a non essere più sfruttate, e, a chi vuole fare questo mestiere come vero e proprio lavoro, farlo legalmente.
Tra i cardini del progetto c'è l’abolizione del reato di favoreggiamento della prostituzione e, di fatto, la riapertura delle case chiuse.
La legge infatti consentirebbe di esercitare l'attività al chiuso, dando la possibilità alla singola lavoratrice o un gruppo di più persone di affittare un appartamento alla luce del sole (quindi senza conseguenze penali nemmeno per il proprietario del locale) e di svolgere quindi il loro mestiere in un luogo sicuro piuttosto che sul marciapiede. Così facendo dovrebbero ridursi gli attriti che ci sono tra cittadini e prostitute legati alla perdita di decoro delle zone dove queste svolgono le loro attività e ai problemi di ordine pubblico che i gruppi di donne provocano nelle strade. Ma chi assicura ai cittadini che vivranno in questi quartieri, che le donne non staranno sempre in strada, rendendo di fatto vana l’intera operazione?
E inoltre, chi vorrebbe mai una casa di tolleranza nel proprio quartiere, con tutto ciò che questo comporta? Sembra un dubbio puramente teorico, ma in realtà già prima della legge Merlin ci furono manifestazioni e proteste contro le case chiuse, che riducevano il valore dell’intera zona.
A discrezione dei sindaci, infatti è prevista inoltre la possibilità di istituire delle zone rosse, o zone particolari, dove concentrare e consentire l’esercizio della prostituzione, accontentando così anche la richiesta di decoro da parte dei cittadini residenti nelle zone più interessate dal fenomeno. Togliere le prostitute dalle strade significa anche rendere la compravendita del sesso una pratica più pulita e igienica. Una stanza invece del retro di un’auto, con tutti i comfort necessari, come insegna l’esperienza olandese.
Pia Covre oggi ha 68 anni. Alle spalle ha una lunga carriera da prostituta. O meglio, da lavoratrice del sesso, come si definisce lei. Che insieme alla collega Carla Corso nel lontano 1982 ha fondato il Comitato per i diritti civili delle prostitute, una sorta di sindacato - l’unico in Italia - che da oltre 30 anni si batte per l’abolizione della legge Merlin, la legalizzazione della prostituzione e il riconoscimento del lavoro sessuale, con tanto di diritti e doveri.
 «Se sei una lavoratrice autodeterminata e scegli di fare questo lavoro senza violenze e costrizioni, non ci vedo niente di male», dice Pia. «Criminalizzare la prostituzione relega sempre di più le lavoratrici del sesso nell’underground e nel clandestino, mettendole in pericolo. Legalizzare significherebbe che chi fa la prostituta può iscriversi all’Inps, può pagare le tasse su quello che guadagna e un giorno magari avere anche una pensione. E se uno mi maltratta, lo denuncio perché so di poterlo fare senza incorrere in altri problemi».
Pia sa molto bene che in Italia molte prostitute non sono ancora libere. E’ stato il suo comitato, per primo, a occuparsi delle vittime di sfruttamento aiutandole a sensibilizzare i politici su questo tema. Secondo il suo pensiero infatti legalizzare la prostituzione sarebbe per prima cosa occuparsi di questi casi di tratta e sfruttamento e combatterli.
Ma coloro che vogliono fare questo lavoro liberamente non possono farlo perché sarebbero sottoposti a problemi legali.
Al contrario coloro che sostengono la legge Merlin affermano che Dire sì alla prostituzione significa accettare la vendita del proprio corpo come pratica legale e accettabile a livello morale. Le credenze, soprattutto religiose, muovono proprio nella direzione opposta, e in Italia ancora molti la pensano così.
Quello che Lina Merlin, nel 1958, voleva fare con la promulgazione di questa legge non è tanto abolire la prostituzione, ma concedere alle donne i diritti che spettano loro. In quegli anni è finito il fascismo, le donne hanno da poco acquisito il diritto di voto e lei, con il suo programma di legge, vuole fare in modo che le donne escano da quella dimensione di minorità, di debolezza, nella quale non godevano degli stessi diritti degli alti cittadini. Ci vogliono 10 anni prima che venga messa in atto, ma alla fine ce la fa a far approvare la legge.
C’è chi la prostituzione vorrebbe legalizzarla, e chi mira ad abolirla del tutto. «Lo slogan femminista “il corpo è mio e lo gestisco io” implicava che la libertà sessuale era una condizione di soggetto attivo», dice Donatella Martini, presidente di “Donne in Quota”. «Il mestiere più vecchio del mondo in realtà è la discriminazione più antica del mondo. Nella società moderna, che ha come obiettivo la parità di genere, la prostituzione non può più essere considerata un istituto necessario al buon funzionamento della società». La prostituzione implica una relazione non paritaria in cui si impone la volontà maschile. Ci siamo battute per anni per la parità e l’uguaglianza, e adesso che facciamo? Legalizziamo tutto questo?
 Attualmente oltre il 90% delle prostitute dipende da un protettore. Siamo sicuri che tutto questo finirà? Oppure la riapertura delle case chiuse sarà un luogo che andrà a ospitare solo i più facoltosi? Coloro che frequentano le prostitute e soprattutto che vanno a cercare il frutto proibito, le minorenni, chi sono? Forse adulti che soffrono di disturbi psichici? «E’ difficile definirli malati. I perversi o con tendenze pedofile, che vedono nell’adolescente più una bambina che una donna, sono probabilmente un’esigua minoranza. Piuttosto sono uomini privi di solidi orientamenti etici», commenta lo psicoterapeuta Leopoldo Grosso, vicepresidente del Gruppo Abele. «Emerge il potere di controllo maschile, sicuramente più forte rispetto ad una prostituta maggiorenne, e un desiderio che di per sé non si dà regole».
Ci sono molte donne che si sono trovate in difficoltà e per fare soldi in poco tempo hanno dovuto fare questo tipo di attività, anche contro la loro volontà e i loro principi. Se avessero avuto altre possibilità, per affermarsi economicamente e socialmente nella società, le avrebbero colte? Dalla lettera che Tanja Rahm pubblica su internet rivolta a tutti gli uomini con i quali è stata la risposta sorgerebbe spontaneamente affermativa. Le sue parole accusatorie e severe mostrano quanto è difficile dover vendere il proprio corpo per soddisfare i piaceri di qualcun altro.
La prostituzione esiste perché gli uomini sono messi di traverso a una relazione sana e rispettosa fra uomini e donne, perchè gli uomini sentono di avere il diritto di soddisfare le loro urgenze sessuali usando gli orifizi dei corpo di altre perone, perché gli uomini sono misogini e più preoccupati dei loro bisogni sessuali che delle relazioni in cui la loro sessualità potrebbe davvero fiorire.
Quindi bisognerebbe o no legalizzare la prostituzione?  Se consideriamo il pensiero di Ralws il governo dovrebbe confrontarsi su ciò che è più giusto e creare dei diritti e dei doveri che andranno poi a determinare i principi di giustizia che renderanno la legge che poi verrebbe emanata giusta e equa.

Legalizzare la prostituzione però non ci garantisce che i problemi per i quali fin ora si è combattuto, cioè lo sfruttamento e la schiavizzazione delle donne, si elimineranno automaticamente, e quindi se si considera il pensiero di Bentham la promulgazione di una legge a favore della legalizzazione non sarebbe sufficientemente giusta perché non tenderebbe ad aumentare la felicità di ogni individuo, solo quella di una ristretta cerchia.

lunedì 2 maggio 2016


 Maternità surrogata



In questi ultimi mesi la proposta di legge Cirinnà , nonché alcune nascite di figli di personaggi famosi per mezzo di madri surrogate hanno alimentato il dibattito sulla ‘ maternità surrogata’ o ‘ utero in affitto ’ . Già le espressioni utilizzate sono brutali ed aderisco al suggerimento di Vittoria Franco  che, nel suo intervento sull’argomento pubblicato sul blog del Corriere della Sera’,  utilizza l’espressione ‘gestazione per altri’. Molti gli argomenti che  tanto i sostenitori quanto i detrattori portano a sostegno delle loro tesi e che coinvolgono aspetti  diversi, la figura del nascituro, della donna , i diritti delle coppie , addirittura talvolta  la maternità surrogata viene vista come un modo per appianare il problema della natalità del mondo occidentale dove la popolazione è sempre più 'vecchia' e sterile, questa è l'opinione del dott. Umberto Veronesi. Molteplici sono le sfumature ed è praticamente impossibile coglierne tutti gli aspetti e le motivazioni, di comune , le coppie che vi ricorrono, hanno tutte il desiderio di non rassegnarsi ad un destino che  ha deciso per loro privandole della possibilità di avere un figlio siano esse coppie sterili fisiologicamente che coppie omosessuali e tutte sono accomunate dalla sfida ad una legge che in Italia vieta di ricorrere alla gestazione per altri. Così molti  vanno all’estero, in paesi dove la pratica è legale , come Stati Uniti , Canada ma anche India , spendono migliaia e migliaia di euro , rischiano  di finire invischiati nelle maglie della malavita e di passare guai legali pur di tornare nel nostro paese dopo 9 mesi con il tanto desiderato frugoletto. I sostenitori vedono nella  maternità surrogata un correttivo di un diritto naturale negato : la coppia ha diritto di diventare genitore , la natura le nega questa possibilità , la maternità surrogata ' corregge' questo abuso . Quando si parla di ‘ gestazione per altri’ si sottolinea sempre l’aspetto commerciale ed è proprio  questo che ci indigna come sottolinea Dacia Maraini , nel suo intervento nel dibattito :  ‘Come si può comprare un figlio? E come si può venderlo, cancellando l’idea antichissima della naturale proprietà materna? Da qui  il duplice punto di vista , da un parte la madre , che sarebbe la 'vera madre' in quanto ha portato avanti la gravidanza e magari lo è anche geneticamente e dall'altra quella del neonato trattato come una proprietà da scambiare, non rispettandone la sua natura di essere umano che  proprio in quanto tale non può essere proprietà di nessuno. Per contro i sostenitori argomentano che se è una libera scelta è un contratto come un altro, ma se passa questo concetto anche la prostituzione ( escludendo i casi di tratta o schiavitù)  può essere considerata un contratto così come l'assassinio su commissione. D'altronde perché escludere che ci possano essere casi di relazioni familiari o di amicizia , in cui la gestazione per altri è vissuta come un dono, casi riportati nella cronaca ce ne sono tantissimi e nei loro confronti spesso ci approcciamo in maniera diversa rispetto alla donazione, ad esempio di un rene fra fratelli .   Vittoria Franco ci ricorda che ‘quando si tratta di questioni di bioetica, e quando è in gioco il corpo umano, nessuna posizione etica e nessun intervento legislativo può prescindere dall’autodeterminazione dei soggetti coinvolti. È questo un principio costituzionale di tutte le democrazie avanzate. ‘ E  per non essere ‘un corpo a disposizione ’ è giusto e necessario che l’autodeterminazione sottostia a delle leggi che liberamente ci auto-imponiamo. Come afferma  Locke che fonda la società e lo stato su un patto suggerito agli uomini dalla ragione infatti già nello stato di natura e indipendentemente dalla sanzione dello stato, ogni uomo ha alcuni diritti ben definiti tra cui il diritto alla vita ed il diritto alla libertà e lo stato nasce per preservare i diritti naturali dei cittadini. Quindi occorre regolamentare  anziché vietare . E se è vero che molti asseriscono, a sostegno del ‘vietare’, che la gestazione per altri  non è libera scelta  ma è una costrizione della povertà , come in India o nelle ex repubbliche sovietiche, allora dobbiamo  cambiare obiettivo e fare in modo che non ci debba essere più nessuno così povero da dovere affittare il proprio corpo ma anche a vendere  parti di esso come fossero pezzi di ricambio a trafficanti di organi. La questione è complessa , così come lo è stato in passato il dibattito sull’aborto – come ci ricorda Dacia Maraini – ed è giusto ascoltare le voci di donne e uomini che si confrontino in  maniera civile ed onesta senza farne facili bandiere  di propaganda politiche, è banale identificare i pro con la sinistra ed i contro con la destra  , perché un tema come questo  non riguarda l’indirizzo politico di un partito , e da questi non deve essere strumentalizzato,  ma la sensibilità individuale di ognuno e  soprattutto non è solo una questione ‘ da donne’ . Da considerare che nel nostro paese  non possiamo prescindere  dall'influenza della Chiesa , che è ovviamente schierata sul fronte del no , come in passato lo è stato contro divorzio ed aborto. Ma anche da questo punto di vista dobbiamo uscire dalla banalità degli schemi che vogliono ' per partito preso ' che chi è favorevole sostienela bontà del  progresso e chi è contro è reazionario. Un bel contributo, in tal senso, lo dà il libro giornalistico di Serena Marchi “Madri, comunque”  con i sui trenta racconti  sulle varie declinazioni di maternità del XXI secolo , in cui  a fianco di Natasha, mamma ucraina che si definisce macchina per procreare e nega l’esistenza  di un qualsivoglia legame affettivo con i bambini che porta in grembo per conto di altri, ci sono anche  Giovanna, mamma in affido; Simonetta, mamma lesbica; Elena, mamma per pochi secondi dei figli degli altri (è ostetrica); Teresa, mamma di un figlio omosessuale. In conclusione la regolamentazione della gestazione per altri è fondamentale sia in un’ottica di bene comune perché  come sostiene Bentham il principio dell’utilità applicato alla società, dove utilità è intesa come tendenza ad aumentare la felicità dell’individuo e, se la comunità è data da una somma di individui, il bene comune non può essere distinto o contrapposto a quello degli individui, è un principio che tende a massimizzare la felicità del maggior numero di individui e per questo è visto come un principio pericoloso da parte di chi identifica il bene della società con quello di una ristretta cerchia di privilegiati. L’esigenza di regole, inoltre, deve essere sentita in maniera trasversale dalla società , indipendentemente da un diretto e immediato interesse, in quanto come sostiene Rawls gli individui devono decidere in anticipo in che modo dirimere i loro conflitti e devono decidere quale sarà lo statuto che fonda la loro società. La scelta, infatti, che individui razionali fanno in una posizione originaria di uguaglianza , non sapendo quale ruolo occuperanno nella società, determina i principi di giustizia, che devono assegnare diritti e doveri fondamentali, per la struttura della società .



domenica 1 maggio 2016


LEGALIZZAZIONE PROSTITUZIONE

Il 20 Febbraio 1958 venne approvata dal parlamento italiano la Legge Merlin che sancì la chiusura delle "case chiuse" e l'introduzione di una serie di reati intesi a contrastare lo sfruttamento della prostituzione. Dopo circa 70 anni Amnesty International ha riaperto il dibattito sulla legalizzazione della prostituzione, avanzando la proposta di depenalizzare il reato, a cui si sono subito opposte la associazioni femminili e femministe. Anche l'UE è divisa su questo argomento da un lato abbiamo paesi come Francia e Islanda che hanno deciso di punire i clienti mentre altri come Germania e Olanda hanno scelto la via della legalizzazione. In Italia, il comitato per i diritti civili delle prostitute, ormai da 30 anni, rivendica la legalizzazione della prostituzione, affermando che la criminalizzazione di quest'ultima ha portato alla relegazione delle "lavoratrici" nell'underground, mettendole in pericolo. Uno dei motivi di attrito tra prostitute e cittadini è legato alla perdita di decoro ed ai problemi di ordine pubblico delle zone dove queste praticano. Legalizzare significa allora mettere in sicurezza interi quartieri, migliorando la vita delle stesse prostitute e di tutte le famiglie residenti. D'altronde chi vorrebbe una casa di tolleranza nel proprio quartiere, con tutto ciò che questo comporta ? Anche considerato che si ridurrebbe, comunque , il valore immobiliare della zona in cui si trovano. E chi ci dice che le donne non staranno sempre in strada ? Chi toglierà dalle strade le giovani provenienti dai Paesi poveri, come Romania, Nigeria, Ucraina e Moldavia e rese schiave dalle organizzazioni criminali ? Non certo una legge , il business è troppo ricco. Difatti in tutto il mondo il giro della prostituzione è molto lucroso:, basti pensare che solo nel nostro paese frutta circa 5 miliardi di euro all'anno e  che la maggior parte delle prostitute , circa il 90% secondo la Caritas, dipende da un protettore . Pia Corve, fondatrice del Comitato per i diritti civili delle prostitute, sostiene che   legalizzare la prostituzione significherebbe individuare i casi di tratta e combatterli, per contro i casi di Germania e Olanda ci mostrano come il problema non sia stato risolto infatti sono le stesse organizzazioni criminali a fornire manodopera anche per la prostituzione legalizzata. D'altra parte legalizzare vuol dire riconoscere la prostituzione come mestiere pari agli altri,una professione regolata da precise norme  come il versamento dei contributi per la pensione ed il pagamento delle imposte , come già avviene in alcuni paesi esteri. Quindi in questo periodo di crisi la legalizzazione della prostituzione potrebbe essere presa in considerazione oltre che per le ricadute sociali e sanitarie anche in quanto fonte di un gettito tributario notevole . Di fatto la prostituzione  esiste da sempre, come dicevano le nostre nonne ' è il mestiere più antico del mondo ' ed a generare l'offerta è la costante domanda. Se passa il principio che il corpo ' è mio' e ci faccio quello che voglio è anche vero che se lo stato mi permette di venderlo mi potrebbe in futuro consentire anche di vendere una parte di esso ad esempio un organo. Come afferma  Hobbes  per il quale, nello ‘stato di natura’, l’uomo ha diritto su tutte le cose proprio perché non esistono leggi a limitarlo; di qui lo scatenarsi del tutti contro tutti. Al contrario di  Locke che  già nello stato di natura e indipendentemente dalla sanzione dello stato, riconosce ad ogni uomo alcuni diritti ben definiti tra cui il diritto alla vita ed il diritto alla libertà.

In conclusione la prostituzione non andrebbe legalizzata perché  è impossibile stabilire se una persona si prostituisca anche in strutture apposite, volontariamente oppure se sia sfruttata da qualcuno , inoltre potrebbe essere 'ispirazione' per le ragazze spinte a 'vendersi' per facili guadagni, ma soprattutto perché  lo stato ha il dovere di tutelare il rispetto e la dignità  della vita in quanto la giustizia come sostiene Grozio è radicata nella natura dell’uomo  che è duplice , animale in quanto cerca il suo utile e sociale che lo spinge a vivere in società. E talvolta è necessario sacrificare l’utile immediato  ( un maggiore gettito tributario) a beneficio di quello futuro della società (la conservazione della salute e della dignità delle persone) infatti gli uomini che attuano comportamenti ingiusti portano se stessi e la società alla rovina.

sabato 30 aprile 2016

É giusto legalizzare la maternità surrogata?

Da tempo il dibattito è acceso sulla questione della maternità surrogata: è giusto o ingiusto legalizzarla?
Tenendo conto da quanto detto dal filosofo Jeremy Bentham, quando un’azione è conforme al principio di utilità, il quale ha come obbiettivo il raggiungimento della felicità, e all’interesse comune, che consiste nell’accrescere la somma totale dei piaceri, allora è conveniente creare una legge su questa azione.
Analizzando la storia di Mandy Storer (Storie di Madri surrogate) possiamo vedere come la maternità surrogata (l’azione) è conforme al principio di utilità: cresciuta dai nonni ha sviluppato l’idea che la genitorialità non è legata alla genetica, all’età, al sesso ma è legata a una questione di responsabilità, cura e amore; avendo sperimentato sulla propria pelle la differenza tra maternità naturale e maternità affettiva non si è fatta nessun problema a offrirsi come madre surrogata per rendere felice una famiglia che non ha la possibilità di avere dei figli propri.
“Offro un servizio a chi non ha la mia stessa fortuna di rimanere incinta all’istante e nel farlo metto a disposizione il mio corpo e la mia famiglia per oltre un anno.” sostiene Carrie Sylvester, un’altra  donna che ha deciso di diventare madre surrogata vedendo la difficoltà che ha avuto la sorella nel rimanere incinta dopo anni, tanti soldi e trattamenti.
Se per Aristotele la giustizia è la disposizione d’animo per la quale gli uomini sono inclini a compiere cose giuste e per la quale operano giustamente e vogliono le cose giuste e giusto è colui che non fa uso della virtù per se stesso, bensì verso gli atri, allora queste donne sono conformi a ciò e al principio di utilità e interesse comune (massimizzare la felicità di una comunità). 
Come mai allora questo dibattito non si è ancora concluso? 
Una storia che ha fatto riflettere è quella di Elisa Anne Gomez (Io madre surrogata dico no alla stepchild adoption), cittadina del Minnesota e madre surrogata la quale ritiene che “I contratti di maternità surrogata non sono altro che contratti di schiavitù, […] il legame madre-figlio è per natura così profondo che accettare una legge che interrompa quel legame prima della nascita è sbagliato ad ogni livello: i bambini non sono cose, sono soggetti di diritto. […] La maternità surrogata è un errore: il desiderio di una coppia di avere un bambino, non può superare i diritti della madre e del figlio”. Ella ha dovuto prendere questa decisione perché in grave difficoltà economica e dopo vari incontri ha deciso di fare da surrogata per una coppia omosessuale tramite un contratto privato (l’utero in affitto è illegale in minnesota) che prevede che Elisa possa vedere regolamentarmente la bambina dopo il parto, ma ciò non accade. La donna intraprende una battaglia legale per poter rivedere la sua bambina, ma paradossalmente viene costretta a pagare alla coppia 22.000 dollari per il mantenimento della piccola, viene definita una persona orribile dalla comunità LGBT e viene minacciata di essere messa in prigione se avesse parlato di questa cosa: se applichiamo a questo fatto il pensiero di alcuni sofisti vediamo come il giusto secondo natura, che consiste nel non arrecare offesa quando non è stata ricevuta, non è stato rispettato in quanto la coppia ha arrecato danno a una donna e la donna è stata ingiusta secondo lo stato in quanto ha trasgredito la legge, di conseguenza il principio di utilità non è stato rispettato e lo stesso la giustizia. 
Purtroppo queste situazioni sono molto comuni soprattutto perché molte delle donne che decidono di diventare madri surrogate fanno parte di paesi poveri e sono “costrette” a fare ciò per poter sopravvivere: se ognuno gode di un’identica condizione e nessuno viene avvantaggiato o svantaggiato in base alla sua natura o grado sociale (Rawls) significa che non è giusto che queste donne diventino “schiave” per poter sopravvivere solo perché vivono in difficoltà economiche ed esse diventano solo uno strumento tramite il quale il più ricco e più forte può sfruttare il più povero e più debole per l’esclusivo perseguimento dei propri interessi. (Maternità surrogata nei paesi più poveri)
In conclusione possiamo dire in base a quanto detto, che la maternità surrogata è giusta se la decisione è stata presa dalla donna seguendo il principio d’utilità (Bentham), mentre è ingiusta se la scelta della donna nel diventare madre surrogata è dovuta a una difficoltà economica che porterebbe a uno sfruttamento nei suoi confronti per avvantaggiare chi appartiene a un grado sociale superiore (Rawls).

sabato 9 aprile 2016

La concezione della giustizia secondo Rawls

Tesi fondamentali

1.    Giustizia come equità.
·      Rawls considera la giustizia come equità nel momento in cui si considerano i principi di giustizia come: quei termini che specificano i tipi di cooperazione sociale che possono essere messi in atto e le forme di governo che possono essere istituite.
·      In questo caso i principi di giustizia sono decisi in una condizione iniziale equa in quanto vengono scelti sotto un velo di ignoranza, poiché ognuno gode di un’identica condizione e nessuno viene avvantaggiato o svantaggiato in base alla sua natura o grado sociale.
·      Una caratteristica è il considerare, nella situazione iniziale, gli individui intesi come persone morali, cioè esseri razionali che hanno fini propri e sono dotati di un senso di giustizia.

2.    I principi di giustizia sono determinati in un’ipotetica situazione di uguale libertà.
Quando un gruppo di persone sceglie con un atto collettivo i principi che devono assegnare i diritti e o doveri fondamentali, va a decidere collettivamente ciò che è giusto o ingiusto e questa scelta determina i principi di giustizia.

3.    In una società è improbabile che individui uguali si accordino per il reciproco vantaggio.
È difficile che gli individui si accordino su un principio che porti una maggior quantità di beneficio per altri e riduca quella di alcuni. Infatti ognuno desidera proteggere i propri interessi e nessuno vuole subire una duratura perdita personale allo scopo di aumentare il livello generale di utilità.

4.    Le persone in una situazione iniziale sceglierebbero due principi differenti:

·      Eguaglianza dell’assegnazione dei diritti e dei doveri fondamentali.
·      Le ineguaglianze economiche e sociali (ricchezza e potere) sono giuste solo se producono benefici per ciascuno e in particolare per i membri meno avvantaggiati della società.

TESI CONCLUSIVA:
Tutto questo porta al fatto che non è giusto che alcuni prosperino di più a discapito di altri.

(Chiara Luconi Trombacchi e Chiara Mancini)




(Chiara Mancini)



domenica 3 aprile 2016

LA GIUSTIZIA RIGUARDA GLI ALTRI

Definizione di giustizia: “la giustizi è la disposizione d’animo per la quale gli uomini sono inclini a compiere cose giuste e per la quale operano giustamente e vogliono le cose giuste. In generale si dice giusto tutto ciò che non è ingiusto, ovvero ciò che non trasgredisce la legge (giustizia = suprema virtù)”.

Tesi fondamentali:
Nella giustizia è insieme compresa ogni virtù. 
Secondo Aristotele nella giustizia è compresa ogni virtù perché non viene esercitata solo verso se stessi, ma anche nei confronti degli altri. Infatti considera giusto colui che non fa uso della virtù per se stesso, bensì verso gli atri.

La giustizi può essere anche particolare.
Secondo Aristotele giustizia particolare si riferisce alla dimensione sociale della vita umana, ossia il suo riguardare gli altri. Essa si divide in: distributiva (che dirige la distribuzione di beni o incarichi all'interno di un società) e commutativa o regolatrice (che controlla gli scambi. Ad esempio viene controllato il valore delle merci in modo che sia equo con il prodotto e viceversa). Quest’ultima si divide a sua volta in altre 2 parti in base alle azioni. Esse possono essere: volontarie (quando danno origine i contratti perché questi vengono fatti volontariamente) e involontarie (quando sono clandestine o violente)

Il gusto è una proporzione.
Secondo Aristotele un esempio di giustizia distributiva è la ripartizione delle cariche che viene regolata in base al merito che però viene visto in maniera diversa dai componendi della società. Quindi è in un certo senso è una proporzione.

La giustizia regolatrice si fonda esclusivamente sul principio di uguaglianza.
Secondo Aristotele infatti se un uomo ha commesso qualche crimine o qualche violenza verso un altro, indipendentemente dal suo posto nella società, viene giudicato ugualmente colpevole.

Tesi conclusiva:


La giustizia è regolata da un giudice.

In caso di incomprensioni e dibattiti le decisioni ricadono sempre nelle mani di colui che ha il compito di decidere da quale parte sta la giustizia, il giudice. Questo deve essere imparziale e garantire l’uguaglianza tra tutti gli individui. In questo modo raggiungono il mezzo, cioè un accordo giusto. Il giusto può essere di natura (che esiste indipendentemente dalle istituzioni e dalle leggi scritte) o giusto civile (che consiste nelle leggi codificate dalle istituzioni politiche, che prevedono sanzioni conto chi le viola).


domenica 6 marzo 2016

Confronto tra sofisti e Bentham

(Chiara Mancini)

Nomos e Physis da alcuni frammenti dei sofisti

FRAMMENTI A-B

Parole chiave:
-giusto secondo natura:
 Secondo natura ė non recare offesa quando non ne ė stata ricevuta
Questa legge ė essenziale e nativa (ovvero non concepita dall'uomo)
-giusto secondo lo stato: per lo stato una persona ė giusta quando non trasgredisce nessuna legge. Queste leggi sono accessorie e concordate (ovvero variano da Stato a Stato e sono state decise dagli uomini)
Tesi: il giusto secondo natura ė in contrasto con il giusto secondo lo stato, poiché qualcuno che  commette un'azione che rispetta le leggi dello Stato trasgredisce le leggi di natura
ARGOMENTAZIONE: colui che testimonia, nonostante possa dire il vero, ė considerato giusto dallo stato, poiché dicendo il vero non trasgredisce nessuna legge, ma non ė considerato giusto dalla natura poichė sta recando un'offesa ad un'altra individuo dal quale non ha ricevuto nessuna offesa.
CONCLUSIONE:non esiste una persona che ė giusta sia per natura che stato, può essere giusta in relazione al concetto di giusto che si prende in considerazione.

FRAMMENTO C

TESI:il giusto e l'ingiusto sono la stessa cosa

Argomentazione: se uno dei familiari, dovesse ingerire una medicina, ma che non voglia, sarebbe ingiusto secondo natura se noi gliela somministrassimo disciolta in una bevanda, ma sarebbe giusto per loro, oppure sarebbe ingiusto per lo stato se distruggendolo degli edifici, ma se un amico ė rinchiuso come prigioniero in uno di questi edifici, sarebbe giusto per noi andarlo a liberare

CONCLUSIONE: il concetto di giusto ed ingiusto varia a seconda delle situazioni prese in considerazione e dai punti di vista

(Tommaso Bresciani)


(Chiara Mancini)

giovedì 3 marzo 2016

Il diritto naturale sussisterebbe "anche se Dio non esistesse" dai Prolegomeni al diritto della guerra e dellla pace di Ugo Gozio

 

Tesi fondamentali

  1. La duplice natura dell'uomo razionale e socievole è fonte del diritto : ci sono delle regole fondamentali che regolano le relazioni umane come l'obbligo di mantenere le promesse , il risarcimento per il danno arrecato... 

  1. La duplice natura dell'uomo razionale e socievole è criterio di applicazione del diritto : è la regola per vivere insieme ma anche per controllare i nostri istinti

  1. La prima e la seconda tesi prescindono dall'esistenza o no di Dio in quanto fanno parte della natura stessa dell'uomo

  1. Il diritto positivo deriva dal diritto naturale e trova validità nella legge di natuta per la quale l'uomo ha necessità di rispettare i patti, ne consegue che gli uomini che vivono in società si obbligano a rispettarne le regole  

Conclusioni

Grozio è convinto che la giustizia sia radicata nella natura dell'uomo che è duplice , animale per la quale ricerca il suo utile particolare e sociale che lo spinge a vivere in comunità. L'utilità deriva dalla giustizia e non il contrario e talvolta è necessario sacrificare l'utile immediato a beneficio di quello futuro proprio e della società difatti, gli uomini che attuano comportamenti ingiusti portano se stessi e la società di cui fanno parte alla rovina.

 

Argomentazione fondamentale

Grozio è convinto che la giustizia sia radicata nella natura dell'uomo

(Matteo Laddaga)

 
(Chiara Mancini)

 

sabato 20 febbraio 2016

Analisi testo Il Principio di utilità: da introduzione ai principi della morale e della legislazione di Jeremy Bentham

Il Principio di utilità: da introduzione ai principi della morale e della legislazione di Jeremy Bentham

Tesi 1: Criterio di ogni cosa é il giusto e l'ingiusto e si fonda sul piacere, dal quale siamo soggetti in ogni momento e dal quale deriva il principio di utilitá che ha come obbiettivo il raggiungimento della felicità attraverso la ragione e le leggi.

Parole chiave:
Principio utilitá: é quel principio che approva o disapprova ogni azione (non una particolare azione ma tutti e non un particolare individuo ma tutti) secondo la tendenza che essa mostra a aumentare o diminuire la felicità

Utilitá: ciò che tende al beneficio, vantaggio, piacere, bene o felicitá o previene il male, dolore, torto o infelicitá, di un individuo o di una comunità.

Interesse comune: l'interesse consiste nell'accrescere la somma totale dei piaceri e quello della comunità consiste nella somma degli interessi dei membri. Il bene comune deriva da quello degli individui che fanno parte di quella comunità.

Misura di governo: non è un genere particolare di azioni compiute da uno o piu persone particolari

Da quanto è stato detto possiamo dire che un’azione/misura di governo è conforme al principio di utilità quando la sua tendenza ad aumentare la felicità è maggiore della tendenza a diminuirla

Tesi 2: Se si ritiene un’azione conforme al principio di utilità allora è conveniente creare una legge su questa azione.

Tesi 3: Il criterio dell’utile diviene così anche criterio del giusto, cioè un’azione conforme al principio di utilità si può sempre dire che dovrebbe essere un’azione che deve essere o non essere compiuta.

Tesi conclusiva: Il principio di utilità applicato alla società è un principio che tende a massimizzare la felicità, per questo è visto come un principio pericoloso da parte di chi identifica il bene della società con quello di una ristretta cerchia di privilegiati.





(Chiara Luconi Trombacchi, Chiara Mancini)