In tutta
Europa ci sono diversi paesi (Austria, Germania, Grecia, Lettonia, Olanda,
Svizzera, Regno Unito e Ungheria) che hanno scelto di legalizzare la
prostituzione, trattando il mestiere più antico del mondo come una qualsiasi
altra professione, o quasi. Anche in Italia è sorto il dibattito sull'abrogazione della legge Merlin e quindi l’ipotesi di tassare la
prostituzione e regolamentarla per far si che diventi un vero e proprio lavoro
pulito, libero da ogni possibile denuncia penale per sfruttamento o
favoreggiamento.
La
prostituzione è uno di quei temi che spacca l’opinione pubblica perché è
difficile far conciliare due schieramenti che hanno pensieri opposti. Da
un lato quelli che sono favorevoli a legalizzarla e dall'altro coloro che sono assolutamente contrari.
Entrambi portano in dote argomenti validi, ma intanto il governo tace e non
sembra voler prendere alcuna decisione in merito, con la conseguenza che le ragazze
sono sempre in strada e in balia delle organizzazioni criminali.
Coloro che
sono favorevoli all’abrogazione della legge Merlin sostengono questa scelta
perché innanzitutto la legge Merlin non ha abolito la prostituzione, l’ha resa
solo illegale. Si nota infatti che non è possibile abolire la prostituzione
come azione di sfruttamento, del sesso femminile, e il fatto che attualmente ci
siano tra le 7mila e le 120mia prostitute in Italia e 9Milioni di clienti, lo
dimostra. Molti sostengono però che legalizzare la prostituzione potrebbe
aiutare queste donne a non essere più sfruttate, e, a chi vuole fare questo mestiere
come vero e proprio lavoro, farlo legalmente.
Tra i
cardini del progetto c'è l’abolizione
del reato di favoreggiamento della prostituzione e, di fatto,
la riapertura delle case chiuse.
La legge
infatti consentirebbe di esercitare l'attività al chiuso, dando la possibilità
alla singola lavoratrice o un gruppo di più persone di affittare un
appartamento alla luce del sole (quindi senza conseguenze penali nemmeno per il
proprietario del locale) e di svolgere quindi il loro mestiere in un luogo
sicuro piuttosto che sul marciapiede. Così facendo dovrebbero ridursi gli
attriti che ci sono tra cittadini e prostitute legati alla perdita di decoro
delle zone dove queste svolgono le loro attività e ai problemi di ordine pubblico
che i gruppi di donne provocano nelle strade. Ma chi assicura ai cittadini che
vivranno in questi quartieri, che le
donne non staranno sempre in strada, rendendo di fatto vana l’intera
operazione?
E inoltre, chi vorrebbe mai una casa di tolleranza nel
proprio quartiere, con tutto ciò che questo comporta? Sembra un dubbio
puramente teorico, ma in realtà già prima della legge Merlin ci furono
manifestazioni e proteste contro le case chiuse, che riducevano il valore
dell’intera zona.
A
discrezione dei sindaci, infatti è prevista inoltre la possibilità di istituire
delle zone rosse, o zone particolari, dove concentrare e consentire l’esercizio
della prostituzione, accontentando così anche la richiesta di decoro da parte
dei cittadini residenti nelle zone più interessate dal fenomeno. Togliere le
prostitute dalle strade significa anche rendere la compravendita del sesso una pratica più pulita e igienica. Una
stanza invece del retro di un’auto, con tutti i comfort necessari, come insegna
l’esperienza olandese.
Pia Covre
oggi ha 68 anni. Alle spalle ha una lunga carriera da prostituta. O meglio, da
lavoratrice del sesso, come si definisce lei. Che insieme alla collega Carla
Corso nel lontano 1982 ha fondato il Comitato per i diritti civili delle
prostitute, una sorta di sindacato - l’unico in Italia - che da oltre 30 anni
si batte per l’abolizione della legge Merlin, la legalizzazione della
prostituzione e il riconoscimento del lavoro sessuale, con tanto di diritti e
doveri.
«Se sei una lavoratrice autodeterminata e
scegli di fare questo lavoro senza violenze e costrizioni, non ci vedo niente
di male», dice Pia. «Criminalizzare la prostituzione relega sempre di più le
lavoratrici del sesso nell’underground e nel clandestino, mettendole in
pericolo. Legalizzare significherebbe che chi fa la prostituta può iscriversi
all’Inps, può pagare le tasse su quello che guadagna e un giorno magari avere
anche una pensione. E se uno mi maltratta, lo denuncio perché so di poterlo
fare senza incorrere in altri problemi».
Pia sa molto
bene che in Italia molte prostitute non sono ancora libere. E’ stato il suo
comitato, per primo, a occuparsi delle vittime di sfruttamento aiutandole a
sensibilizzare i politici su questo tema. Secondo il suo pensiero infatti legalizzare
la prostituzione sarebbe per prima cosa occuparsi di questi casi di tratta e
sfruttamento e combatterli.
Ma coloro
che vogliono fare questo lavoro liberamente non possono farlo perché sarebbero
sottoposti a problemi legali.
Al contrario
coloro che sostengono la legge Merlin affermano che Dire sì alla prostituzione
significa accettare la vendita del
proprio corpo come pratica legale e accettabile a livello morale. Le
credenze, soprattutto religiose, muovono proprio nella direzione opposta, e in
Italia ancora molti la pensano così.
Quello che
Lina Merlin, nel 1958, voleva fare con la promulgazione di questa legge non è
tanto abolire la prostituzione, ma concedere alle donne i diritti che spettano
loro. In quegli anni è finito il fascismo, le donne hanno da poco acquisito il
diritto di voto e lei, con il suo programma di legge, vuole fare in modo che le
donne escano da quella dimensione di minorità, di debolezza, nella quale non
godevano degli stessi diritti degli alti cittadini. Ci vogliono 10 anni prima
che venga messa in atto, ma alla fine ce la fa a far approvare la legge.
C’è chi la
prostituzione vorrebbe legalizzarla, e chi mira ad abolirla del tutto. «Lo
slogan femminista “il corpo è mio e lo gestisco io” implicava che la libertà sessuale
era una condizione di soggetto attivo», dice Donatella Martini, presidente di
“Donne in Quota”. «Il mestiere più vecchio del mondo in realtà è la
discriminazione più antica del mondo. Nella società moderna, che ha come
obiettivo la parità di genere, la prostituzione non può più essere considerata
un istituto necessario al buon funzionamento della società». La prostituzione
implica una relazione non paritaria in cui si impone la volontà maschile. Ci
siamo battute per anni per la parità e l’uguaglianza, e adesso che facciamo?
Legalizziamo tutto questo?
Attualmente oltre il 90% delle prostitute
dipende da un protettore. Siamo sicuri che tutto questo finirà? Oppure la
riapertura delle case chiuse sarà un luogo che andrà a ospitare solo i più
facoltosi? Coloro che frequentano le prostitute e soprattutto che vanno a cercare
il frutto proibito, le minorenni, chi sono? Forse adulti che soffrono di
disturbi psichici? «E’ difficile definirli malati. I perversi o con tendenze
pedofile, che vedono nell’adolescente più una bambina che una donna, sono
probabilmente un’esigua minoranza. Piuttosto sono uomini privi di solidi
orientamenti etici», commenta lo psicoterapeuta Leopoldo Grosso, vicepresidente
del Gruppo Abele. «Emerge il potere di controllo maschile, sicuramente più
forte rispetto ad una prostituta maggiorenne, e un desiderio che di per sé non
si dà regole».
Ci sono
molte donne che si sono trovate in difficoltà e per fare soldi in poco tempo
hanno dovuto fare questo tipo di attività, anche contro la loro volontà e i loro
principi. Se avessero avuto altre possibilità, per affermarsi economicamente e
socialmente nella società, le avrebbero colte? Dalla lettera che Tanja Rahm
pubblica su internet rivolta a tutti gli uomini con i quali è stata la risposta
sorgerebbe spontaneamente affermativa. Le sue parole accusatorie e severe
mostrano quanto è difficile dover vendere il proprio corpo per soddisfare i
piaceri di qualcun altro.
La
prostituzione esiste perché gli uomini sono messi di traverso a una relazione
sana e rispettosa fra uomini e donne, perchè gli uomini sentono di avere il
diritto di soddisfare le loro urgenze sessuali usando gli orifizi dei corpo di
altre perone, perché gli uomini sono misogini e più preoccupati dei loro
bisogni sessuali che delle relazioni in cui la loro sessualità potrebbe davvero
fiorire.
Quindi
bisognerebbe o no legalizzare la prostituzione? Se consideriamo il pensiero di Ralws il
governo dovrebbe confrontarsi su ciò che è più giusto e creare dei diritti e
dei doveri che andranno poi a determinare i principi di giustizia che renderanno
la legge che poi verrebbe emanata giusta e equa.
Legalizzare
la prostituzione però non ci garantisce che i problemi per i quali fin ora si è
combattuto, cioè lo sfruttamento e la schiavizzazione delle donne, si
elimineranno automaticamente, e quindi se si considera il pensiero di Bentham
la promulgazione di una legge a favore della legalizzazione non sarebbe
sufficientemente giusta perché non tenderebbe ad aumentare la felicità di ogni
individuo, solo quella di una ristretta cerchia.