giovedì 5 maggio 2016

E’ GIUSTO LEGALIZZARE LA PROSTITUZIONE?

In tutta Europa ci sono diversi paesi (Austria, Germania, Grecia, Lettonia, Olanda, Svizzera, Regno Unito e Ungheria) che hanno scelto di legalizzare la prostituzione, trattando il mestiere più antico del mondo come una qualsiasi altra professione, o quasi. Anche in Italia è sorto il dibattito sull'abrogazione della legge Merlin e quindi l’ipotesi di tassare la prostituzione e regolamentarla per far si che diventi un vero e proprio lavoro pulito, libero da ogni possibile denuncia penale per sfruttamento o favoreggiamento.
La prostituzione è uno di quei temi che spacca l’opinione pubblica perché è difficile far conciliare due schieramenti che hanno pensieri opposti.  Da un lato quelli che sono favorevoli a legalizzarla e dall'altro coloro che sono assolutamente contrari. Entrambi portano in dote argomenti validi, ma intanto il governo tace e non sembra voler prendere alcuna decisione in merito, con la conseguenza che le ragazze sono sempre in strada e in balia delle organizzazioni criminali.
Coloro che sono favorevoli all’abrogazione della legge Merlin sostengono questa scelta perché innanzitutto la legge Merlin non ha abolito la prostituzione, l’ha resa solo illegale. Si nota infatti che non è possibile abolire la prostituzione come azione di sfruttamento, del sesso femminile, e il fatto che attualmente ci siano tra le 7mila e le 120mia prostitute in Italia e 9Milioni di clienti, lo dimostra. Molti sostengono però che legalizzare la prostituzione potrebbe aiutare queste donne a non essere più sfruttate, e, a chi vuole fare questo mestiere come vero e proprio lavoro, farlo legalmente.
Tra i cardini del progetto c'è l’abolizione del reato di favoreggiamento della prostituzione e, di fatto, la riapertura delle case chiuse.
La legge infatti consentirebbe di esercitare l'attività al chiuso, dando la possibilità alla singola lavoratrice o un gruppo di più persone di affittare un appartamento alla luce del sole (quindi senza conseguenze penali nemmeno per il proprietario del locale) e di svolgere quindi il loro mestiere in un luogo sicuro piuttosto che sul marciapiede. Così facendo dovrebbero ridursi gli attriti che ci sono tra cittadini e prostitute legati alla perdita di decoro delle zone dove queste svolgono le loro attività e ai problemi di ordine pubblico che i gruppi di donne provocano nelle strade. Ma chi assicura ai cittadini che vivranno in questi quartieri, che le donne non staranno sempre in strada, rendendo di fatto vana l’intera operazione?
E inoltre, chi vorrebbe mai una casa di tolleranza nel proprio quartiere, con tutto ciò che questo comporta? Sembra un dubbio puramente teorico, ma in realtà già prima della legge Merlin ci furono manifestazioni e proteste contro le case chiuse, che riducevano il valore dell’intera zona.
A discrezione dei sindaci, infatti è prevista inoltre la possibilità di istituire delle zone rosse, o zone particolari, dove concentrare e consentire l’esercizio della prostituzione, accontentando così anche la richiesta di decoro da parte dei cittadini residenti nelle zone più interessate dal fenomeno. Togliere le prostitute dalle strade significa anche rendere la compravendita del sesso una pratica più pulita e igienica. Una stanza invece del retro di un’auto, con tutti i comfort necessari, come insegna l’esperienza olandese.
Pia Covre oggi ha 68 anni. Alle spalle ha una lunga carriera da prostituta. O meglio, da lavoratrice del sesso, come si definisce lei. Che insieme alla collega Carla Corso nel lontano 1982 ha fondato il Comitato per i diritti civili delle prostitute, una sorta di sindacato - l’unico in Italia - che da oltre 30 anni si batte per l’abolizione della legge Merlin, la legalizzazione della prostituzione e il riconoscimento del lavoro sessuale, con tanto di diritti e doveri.
 «Se sei una lavoratrice autodeterminata e scegli di fare questo lavoro senza violenze e costrizioni, non ci vedo niente di male», dice Pia. «Criminalizzare la prostituzione relega sempre di più le lavoratrici del sesso nell’underground e nel clandestino, mettendole in pericolo. Legalizzare significherebbe che chi fa la prostituta può iscriversi all’Inps, può pagare le tasse su quello che guadagna e un giorno magari avere anche una pensione. E se uno mi maltratta, lo denuncio perché so di poterlo fare senza incorrere in altri problemi».
Pia sa molto bene che in Italia molte prostitute non sono ancora libere. E’ stato il suo comitato, per primo, a occuparsi delle vittime di sfruttamento aiutandole a sensibilizzare i politici su questo tema. Secondo il suo pensiero infatti legalizzare la prostituzione sarebbe per prima cosa occuparsi di questi casi di tratta e sfruttamento e combatterli.
Ma coloro che vogliono fare questo lavoro liberamente non possono farlo perché sarebbero sottoposti a problemi legali.
Al contrario coloro che sostengono la legge Merlin affermano che Dire sì alla prostituzione significa accettare la vendita del proprio corpo come pratica legale e accettabile a livello morale. Le credenze, soprattutto religiose, muovono proprio nella direzione opposta, e in Italia ancora molti la pensano così.
Quello che Lina Merlin, nel 1958, voleva fare con la promulgazione di questa legge non è tanto abolire la prostituzione, ma concedere alle donne i diritti che spettano loro. In quegli anni è finito il fascismo, le donne hanno da poco acquisito il diritto di voto e lei, con il suo programma di legge, vuole fare in modo che le donne escano da quella dimensione di minorità, di debolezza, nella quale non godevano degli stessi diritti degli alti cittadini. Ci vogliono 10 anni prima che venga messa in atto, ma alla fine ce la fa a far approvare la legge.
C’è chi la prostituzione vorrebbe legalizzarla, e chi mira ad abolirla del tutto. «Lo slogan femminista “il corpo è mio e lo gestisco io” implicava che la libertà sessuale era una condizione di soggetto attivo», dice Donatella Martini, presidente di “Donne in Quota”. «Il mestiere più vecchio del mondo in realtà è la discriminazione più antica del mondo. Nella società moderna, che ha come obiettivo la parità di genere, la prostituzione non può più essere considerata un istituto necessario al buon funzionamento della società». La prostituzione implica una relazione non paritaria in cui si impone la volontà maschile. Ci siamo battute per anni per la parità e l’uguaglianza, e adesso che facciamo? Legalizziamo tutto questo?
 Attualmente oltre il 90% delle prostitute dipende da un protettore. Siamo sicuri che tutto questo finirà? Oppure la riapertura delle case chiuse sarà un luogo che andrà a ospitare solo i più facoltosi? Coloro che frequentano le prostitute e soprattutto che vanno a cercare il frutto proibito, le minorenni, chi sono? Forse adulti che soffrono di disturbi psichici? «E’ difficile definirli malati. I perversi o con tendenze pedofile, che vedono nell’adolescente più una bambina che una donna, sono probabilmente un’esigua minoranza. Piuttosto sono uomini privi di solidi orientamenti etici», commenta lo psicoterapeuta Leopoldo Grosso, vicepresidente del Gruppo Abele. «Emerge il potere di controllo maschile, sicuramente più forte rispetto ad una prostituta maggiorenne, e un desiderio che di per sé non si dà regole».
Ci sono molte donne che si sono trovate in difficoltà e per fare soldi in poco tempo hanno dovuto fare questo tipo di attività, anche contro la loro volontà e i loro principi. Se avessero avuto altre possibilità, per affermarsi economicamente e socialmente nella società, le avrebbero colte? Dalla lettera che Tanja Rahm pubblica su internet rivolta a tutti gli uomini con i quali è stata la risposta sorgerebbe spontaneamente affermativa. Le sue parole accusatorie e severe mostrano quanto è difficile dover vendere il proprio corpo per soddisfare i piaceri di qualcun altro.
La prostituzione esiste perché gli uomini sono messi di traverso a una relazione sana e rispettosa fra uomini e donne, perchè gli uomini sentono di avere il diritto di soddisfare le loro urgenze sessuali usando gli orifizi dei corpo di altre perone, perché gli uomini sono misogini e più preoccupati dei loro bisogni sessuali che delle relazioni in cui la loro sessualità potrebbe davvero fiorire.
Quindi bisognerebbe o no legalizzare la prostituzione?  Se consideriamo il pensiero di Ralws il governo dovrebbe confrontarsi su ciò che è più giusto e creare dei diritti e dei doveri che andranno poi a determinare i principi di giustizia che renderanno la legge che poi verrebbe emanata giusta e equa.

Legalizzare la prostituzione però non ci garantisce che i problemi per i quali fin ora si è combattuto, cioè lo sfruttamento e la schiavizzazione delle donne, si elimineranno automaticamente, e quindi se si considera il pensiero di Bentham la promulgazione di una legge a favore della legalizzazione non sarebbe sufficientemente giusta perché non tenderebbe ad aumentare la felicità di ogni individuo, solo quella di una ristretta cerchia.

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