Maternità surrogata
In questi ultimi mesi la proposta di legge Cirinnà , nonché alcune nascite di figli di personaggi famosi per mezzo di madri surrogate hanno alimentato il dibattito sulla ‘ maternità surrogata’ o ‘ utero in affitto ’ . Già le espressioni utilizzate sono brutali ed aderisco al suggerimento di Vittoria Franco che, nel suo intervento sull’argomento pubblicato sul blog del Corriere della Sera’, utilizza l’espressione ‘gestazione per altri’. Molti gli argomenti che tanto i sostenitori quanto i detrattori portano a sostegno delle loro tesi e che coinvolgono aspetti diversi, la figura del nascituro, della donna , i diritti delle coppie , addirittura talvolta la maternità surrogata viene vista come un modo per appianare il problema della natalità del mondo occidentale dove la popolazione è sempre più 'vecchia' e sterile, questa è l'opinione del dott. Umberto Veronesi. Molteplici sono le sfumature ed è praticamente impossibile coglierne tutti gli aspetti e le motivazioni, di comune , le coppie che vi ricorrono, hanno tutte il desiderio di non rassegnarsi ad un destino che ha deciso per loro privandole della possibilità di avere un figlio siano esse coppie sterili fisiologicamente che coppie omosessuali e tutte sono accomunate dalla sfida ad una legge che in Italia vieta di ricorrere alla gestazione per altri. Così molti vanno all’estero, in paesi dove la pratica è legale , come Stati Uniti , Canada ma anche India , spendono migliaia e migliaia di euro , rischiano di finire invischiati nelle maglie della malavita e di passare guai legali pur di tornare nel nostro paese dopo 9 mesi con il tanto desiderato frugoletto. I sostenitori vedono nella maternità surrogata un correttivo di un diritto naturale negato : la coppia ha diritto di diventare genitore , la natura le nega questa possibilità , la maternità surrogata ' corregge' questo abuso . Quando si parla di ‘ gestazione per altri’ si sottolinea sempre l’aspetto commerciale ed è proprio questo che ci indigna come sottolinea Dacia Maraini , nel suo intervento nel dibattito : ‘Come si può comprare un figlio? E come si può venderlo, cancellando l’idea antichissima della naturale proprietà materna? Da qui il duplice punto di vista , da un parte la madre , che sarebbe la 'vera madre' in quanto ha portato avanti la gravidanza e magari lo è anche geneticamente e dall'altra quella del neonato trattato come una proprietà da scambiare, non rispettandone la sua natura di essere umano che proprio in quanto tale non può essere proprietà di nessuno. Per contro i sostenitori argomentano che se è una libera scelta è un contratto come un altro, ma se passa questo concetto anche la prostituzione ( escludendo i casi di tratta o schiavitù) può essere considerata un contratto così come l'assassinio su commissione. D'altronde perché escludere che ci possano essere casi di relazioni familiari o di amicizia , in cui la gestazione per altri è vissuta come un dono, casi riportati nella cronaca ce ne sono tantissimi e nei loro confronti spesso ci approcciamo in maniera diversa rispetto alla donazione, ad esempio di un rene fra fratelli . Vittoria Franco ci ricorda che ‘quando si tratta di questioni di bioetica, e quando è in gioco il corpo umano, nessuna posizione etica e nessun intervento legislativo può prescindere dall’autodeterminazione dei soggetti coinvolti. È questo un principio costituzionale di tutte le democrazie avanzate. ‘ E per non essere ‘un corpo a disposizione ’ è giusto e necessario che l’autodeterminazione sottostia a delle leggi che liberamente ci auto-imponiamo. Come afferma Locke che fonda la società e lo stato su un patto suggerito agli uomini dalla ragione infatti già nello stato di natura e indipendentemente dalla sanzione dello stato, ogni uomo ha alcuni diritti ben definiti tra cui il diritto alla vita ed il diritto alla libertà e lo stato nasce per preservare i diritti naturali dei cittadini. Quindi occorre regolamentare anziché vietare . E se è vero che molti asseriscono, a sostegno del ‘vietare’, che la gestazione per altri non è libera scelta ma è una costrizione della povertà , come in India o nelle ex repubbliche sovietiche, allora dobbiamo cambiare obiettivo e fare in modo che non ci debba essere più nessuno così povero da dovere affittare il proprio corpo ma anche a vendere parti di esso come fossero pezzi di ricambio a trafficanti di organi. La questione è complessa , così come lo è stato in passato il dibattito sull’aborto – come ci ricorda Dacia Maraini – ed è giusto ascoltare le voci di donne e uomini che si confrontino in maniera civile ed onesta senza farne facili bandiere di propaganda politiche, è banale identificare i pro con la sinistra ed i contro con la destra , perché un tema come questo non riguarda l’indirizzo politico di un partito , e da questi non deve essere strumentalizzato, ma la sensibilità individuale di ognuno e soprattutto non è solo una questione ‘ da donne’ . Da considerare che nel nostro paese non possiamo prescindere dall'influenza della Chiesa , che è ovviamente schierata sul fronte del no , come in passato lo è stato contro divorzio ed aborto. Ma anche da questo punto di vista dobbiamo uscire dalla banalità degli schemi che vogliono ' per partito preso ' che chi è favorevole sostienela bontà del progresso e chi è contro è reazionario. Un bel contributo, in tal senso, lo dà il libro giornalistico di Serena Marchi “Madri, comunque” con i sui trenta racconti sulle varie declinazioni di maternità del XXI secolo , in cui a fianco di Natasha, mamma ucraina che si definisce macchina per procreare e nega l’esistenza di un qualsivoglia legame affettivo con i bambini che porta in grembo per conto di altri, ci sono anche Giovanna, mamma in affido; Simonetta, mamma lesbica; Elena, mamma per pochi secondi dei figli degli altri (è ostetrica); Teresa, mamma di un figlio omosessuale. In conclusione la regolamentazione della gestazione per altri è fondamentale sia in un’ottica di bene comune perché come sostiene Bentham il principio dell’utilità applicato alla società, dove utilità è intesa come tendenza ad aumentare la felicità dell’individuo e, se la comunità è data da una somma di individui, il bene comune non può essere distinto o contrapposto a quello degli individui, è un principio che tende a massimizzare la felicità del maggior numero di individui e per questo è visto come un principio pericoloso da parte di chi identifica il bene della società con quello di una ristretta cerchia di privilegiati. L’esigenza di regole, inoltre, deve essere sentita in maniera trasversale dalla società , indipendentemente da un diretto e immediato interesse, in quanto come sostiene Rawls gli individui devono decidere in anticipo in che modo dirimere i loro conflitti e devono decidere quale sarà lo statuto che fonda la loro società. La scelta, infatti, che individui razionali fanno in una posizione originaria di uguaglianza , non sapendo quale ruolo occuperanno nella società, determina i principi di giustizia, che devono assegnare diritti e doveri fondamentali, per la struttura della società .
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